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La vita nelle case di riposo per anziani non autonomi: “belle parole per parlarne”

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“Vecchiaia”, “demenza”, “papy”, “Alzheimer”… tante parole che spesso descrivono – a torto – una stessa realtà nella percezione che abbiamo del mondo degli anziani. Partendo da questa constatazione, l’Institut du Bien Vieillir Korian tenta d’identificare i grandi campi lessicali che evocano la vita nelle case di riposo per anziani non autonomi.

Spesso, le parole che usiamo per designare il mondo degli anziani sono approssimative, riduttrici, addirittura inappropriate. Di chi e di cosa è la colpa? Alle scorciatoie semantiche, alle evoluzioni dei termini medici o alle gaffe linguistiche… Sapere perché scegliamo quel termine invece di un altro è complesso. Secondo il sociologo Serge Guérin, esperto delle questioni legate all’invecchiamento, il peso delle parole ha in generale una grande importanza nella nostra società, ma ancora di più nel settore della geriatria. Per lui, “le parole sono rappresentative e devono essere considerate dei segni emergenti di valori, di norme sociali e di modelli culturali pensati e vissuti dagli individui della nostra società”. L’importanza della parola nella vita quotidiana è quindi sia una lotta necessaria che un modo per accettare e capire gli altri nella loro diversità. Nel settore dell’invecchiamento, questa logica assume un senso vero perché non ci siano “parole” che vanno ad aggiungersi ai “mali”…

Obiettivo
Basandosi sull’esperienza accademica del sociologo Serge Guérin, ma anche su uno studio(1) condotto da molti alti responsabili del settore della geriatria, l’Institut du Bien Vieillir Korian si è posto l’obiettivo di sviluppare un lessico dell’”età” più positivo, più empatico, ma anche più preciso, affinché sia in linea con le realtà attuali. Questo lavoro sulle parole ha l’obiettivo di migliorare quotidianamente la triplice percezione della vita nelle case di riposo per anziani non autonomi: lo sguardo su se stessi, sugli altri e lo sguardo sia delle famiglie che del personale medico e sociale.

Perché un approccio semiotico (2)?
Per stabilire i campi lessicali sugli argomenti che riguardano gli anziani, è necessario concepire un vero e proprio “panorama” semantico.

In effetti il perimetro da osservare è vasto. Il vocabolario dell’età di ritrova in qualsiasi forma di discorso emesso dalla nostra società. Dai discorsi generalisti dei grandi media agli opuscoli commerciali degli attori del settore, passando attraverso un’ampia documentazione scientifica. In questo contesto, la semiotica appare come lo strumento di classificazione e strutturazione più idoneo.

Le tematiche oggetto di studio
Vengono studiate quattro tematiche emergenti nelle case di riposo per anziani non autonomi: gli anziani, le strutture ricettive, le attività e la malattia. Lo studio ha realizzato un set di dati, trasversale ai quattro temi selezionati e sufficientemente specializzato da apportare contenuti precisi.

Per esempio, per parlare degli anziani, sono possibili numerosi registri semantici. Si può caratterizzare la persona dal punto di vista:

• dell’evoluzione degli attributi fisici (“persone fragili”, “i tempi grigi”, “i silver”),
• dell’età cronologica (“gli antenati”, “i maturi”),
• della saggezza (“i vecchi”, “gli anziani”),
• dell’esperienza, del miglioramento (“l’età d’oro”, “l’età d’argento”),
• dell’ottimismo sportivo (“i veterani”, “la riserva”),
• della gioia di vivere ostentata (“gli happy boomer”, “i jubilatores”, “gli scintillanti”).

Le persone che hanno contribuito allo studio
Dott. Sanchez Stéphane, Institut du Bien Vieillir, Paris, Francia
Serge Guérin, sociologo (Francia)
Stephane Sanchez, dottore in medicina, Polo IMER, Ospizi civili di Lione
Muriel Stefanuto, direttrice di casa di riposo, Centre de Long Séjour
Marie Khaddar, direttrice di casa di riposo, casa di riposo per anziani non autonomi
Stephane Canovas, coordinatore cure, Centre de Long Séjour


1) I risultati dovrebbero essere pubblicati nell’autunno 2106 dall’Institut du Bien Vieillir Korian.


2) La semiotica studia il processo del significato, cioè la produzione, la codificazione e la comunicazione di segni.